Giacomo Stucchi - Senatore Lega Nord Padania -

PENSIERI E IMMAGINI: vi presento il mio blog. Un modo per tenermi in contatto con gli elettori, con gli amici e con tutti coloro che, anche con opinioni diverse dalle mie, desiderano lasciare un loro commento. Grazie.

sabato, gennaio 13, 2018

13/01/18 - CISANO BERGAMASCO - Riunione in Comune



ALZANO LOMBARDO - 13/01/18 - Presentazione di Attilio Fontana candidato Presidente Regione Lombardia #Lega Nord



giovedì, gennaio 11, 2018

QUELLA "CARTA DELLA CREDIBILITA'" DEL PD CHE NON ESISTE

di Giacomo Stucchi

L’armamentario elettorale dell’ex premier Matteo Renzi, che rinfaccia al centrodestra di avere già governato e fallito, e che rivendica per sé “la carta della credibilità” per i presunti risultati raggiunti alla guida del Paese, denota la debolezza con la quale il segretario del Pd affronta la campagna elettorale. Il fatto che abbia bisogno di risalire addirittura all’ultimo periodo del centrodestra al governo, per convincere gli elettori a votarlo, anziché concentrarsi sugli ultimi sei anni di ininterrotta presenza del suo partito a Palazzo Chigi, la dice lunga su quanti pochi reali successi abbia da rivendicare. Del resto l’elenco dei fallimenti è davvero variegato. Dalla riforma costituzionale miseramente affossata da una valanga di no degli elettori, al Jobs act il cui impatto sul mondo del lavoro ha prodotto solo precariato, sono i fatti a dire come stanno le cose. Con un’economia che non decolla e con i giovani che continuano ad essere disoccupati o, per chi un lavoro ce l’ha, assunti per lo più a tempo determinato e quindi impossibilitati a guardare al loro futuro con ottimismo. E se una minima ripresa economica esiste non è certo grazie a Renzi o Gentiloni, e alle loro fallimentari politiche, ma lo si deve soltanto al nostro sistema produttivo che nonostante i disastri dei governi di sinistra riesce ad essere competitivo sui mercati internazionali. Il segretario del Pd non ha nulla da rivendicare nemmeno sul fronte dell'immigrazione dove le poche e insufficienti iniziative degne di nota, non certo per iniziativa di Renzi, sono arrivate comunque dopo che il Paese è stato messo a dura prova dallo sbarco di centinaia di migliaia di immigrati clandestini. Persino sul fronte della scuola la sua riforma è “riuscita” nell’impresa di scontentare tutti, dagli insegnanti agli studenti, alle famiglie. Del tutto privi di effetti importanti sul fronte della ripresa dei consumi, poi, gli 80 euro in più nelle buste paghe di una platea di contribuenti; che peraltro saranno vanificati nel 2018 da una raffica di aumenti, tra cui luce, gas e pedaggi autostradali. Insomma, la “carta della credibilità” del Pd al governo non esiste e il 4 marzo, ne siamo certi, sarà l’occasione che i cittadini aspettano da tempo per dare il ben servito ai dem e ai loro governi fallimentari.

martedì, gennaio 09, 2018

CON LA LEGA AL GOVERNO VIA LA LEGGE FORNERO



di Giacomo Stucchi
Nel suk di proposte elettorali della sinistra qualcuna appare davvero curiosa  e surreale. Come quella avanzata dal leader di Liberi e uguali, Pietro Grasso, che  ha proposto l'abolizione delle tasse universitarie ma senza tenere conto che per gli studenti meno abbienti il pagamento delle tasse è già esentato; e quindi in alcun modo l’iniziativa del presidente del Senato verrebbe incontro a chi non ha le possibilità economiche di frequentare l'università. Peggio di Grasso, però,  potrebbe riuscire a fare l’ex premier Matteo Renzi, se dovesse inserire nel programma elettorale del Pd la proposta di abolizione del canone Rai. Un’idea condivisibile, certo, ma non credibile se proviene da chi il canone lo ha inserito in bolletta, come ha fatto Renzi quando era a Palazzo Chigi. L’iniziativa di abolire il canone, del resto, sul piano dell’incoerenza farebbe il paio con l’eventuale candidatura del segretario del Pd al Senato, ovvero in quella stessa Assemblea che da premier ha cercato di abolire con il referendum costituzionale. Insomma, se gli elettori cercassero un minimo di coerenza, in chi si propone al loro giudizio, meglio lasciare perdere la sinistra e il Pd e guardare decisamente altrove. In primis alla Lega che coerentemente si è sempre battuta contro l’approvazione della legge Fornero, che infatti non ha votato prevedendo che avrebbe creato solo problemi. I fatti, poi, ci hanno dato ragione: dal dramma sociale degli esodati al caos sulle categorie da ammettere all’anticipo della pensione, non c’è stato un solo momento, dall’entrata in vigore della riforma, in cui i governi non sono stati costretti ad intervenire per porre rimedio alle storture della legge. Senza dimenticare, poi, le gravi conseguenze sull’occupazione giovanile, di certo penalizzata dall'innalzamento dell'età pensionabile che mantiene sempre di più al lavoro le persone. Nonostante tutte queste evidenti conseguenze negative la legge Fornero è però ancora in vigore, soprattutto per volontà del Pd che non ha mai voluto modificarla con il pretesto delle coperture finanziarie che non ci sarebbero. Ma i miliardi per i bonus elettorali sono stati trovati, così come le risorse per gli anticipi di pensione previsti nell'ultima legge di bilancio, dettata peraltro più dalle esigenze elettorali dei idem che non dalla necessità di riformare davvero il sistema pensionistico. Tutto lascia pensare, quindi, che con  il Pd ancora a Palazzo Chigi nei prossimi anni  la gente andrebbe in pensione dopo i settant'anni! Al contrario, invece, con la proposta di superare la legge Fornero avanzata dalla Lega e accettata da tutto il centrodestra, e quindi tra i primi punti del programma di governo che la coalizione porterà avanti una volta vinte le elezioni del 4 marzo, si renderà giustizia a tutti coloro che, avendone maturato i requisiti, hanno il sacrosanto diritto di andare in pensione in tempo utile per potersela godere.

sabato, gennaio 06, 2018

06/01/18 - ZOGNO - Cena Sezione Lega Nord




martedì, gennaio 02, 2018

CON IL PD AL GOVERNO CRESCIUTO SOLO IL LAVORO PRECARIO


di Giacomo Stucchi

Decine di migliaia di persone hanno potuto festeggiare in sicurezza la fine dell’anno nelle piazze italiane grazie al lavoro silenzioso ma efficace di tutti gli uomini e le donne del comparto sicurezza. Rivolgo quindi un sentito ringraziamento ai Servizi e a tutte le forze dell’ordine per aver garantito la massima sicurezza in queste giornate cruciali. Detto questo si fermano qui, purtroppo, le buone notizie per i cittadini. La campagna elettorale è iniziata e condividiamo quindi l’invito del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a tutte le forze politiche a farne un’occasione per dibattere su progetti fattibili. Auspichiamo, però, che la stessa prudenza e senso della misura sia utilizzata dal governo che, invece, continua con i soliti leitmotiv propagandistici. Il primo in assoluto è quello sull’occupazione e suoi nuovi posti di lavoro creati dal Jobs Act. Al di là dei numeri, che l’ex premier Matteo Renzi e i dirigenti del Pd continuano a quantificare in cifre che non trovano corrispondenza nella realtà, bisogna però intendersi sul tipo di occupazione. La crescita congiunturale dell’occupazione, spiega infatti l’Istat, è “dovuta all’aumento dei dipendenti soltanto nella componente a tempo determinato a fronte della stabilità del tempo indeterminato”. Continuano invece, fa presente l’Istituto, “a calare gli indipendenti”. Si tratta di una precisazione importante, quasi sempre tralasciata nelle dichiarazioni degli esponenti di governo, che spiega come a prevalere sia l’occupazione precaria creata grazie alle nuove norme volute dal Pd che disciplinano il mercato del lavoro; mentre diminuisce l’attività autonoma, scoraggiata da un fisco e una burocrazia opprimente. Il risultato è quello di un Paese dove i giovani emigrano perché non trovano lavoro, e sono rassegnati all’idea di non trovarlo mai, e le giovani coppie non fanno più figli perché hanno paura di non avere abbastanza risorse economiche per crescerli o per assicurargli un futuro. Questa è l’Italia dei governi Letta-Renzi-Gentiloni, altro che aumento dell’occupazione! Ecco perché, ne siamo certi, alle elezioni del prossimo 4 marzo i cittadini non si lasceranno sfuggire l’occasione di cambiare radicalmente, dando il loro voto alla Lega.

giovedì, dicembre 28, 2017

28/12/17 - ALBINO - Bèrghem Frècc




giovedì, dicembre 21, 2017

LA LEGA E IL CENTRODESTRA PER GUARDARE AVANTI CON FIDUCIA


di Giacomo Stucchi

In questi giorni di fine anno e di legislatura è possibile farsi un’idea di quanta confusione e improvvisazione ci sia nell’attività dell'esecutivo a guida Pd anche dall’ultimo provvedimento del governo e della sua maggioranza, la legge di Bilancio. Improntata per lo più all’acquisizione del consenso elettorale del momento, non certo a una prospettiva più ampia, con il rinnovo o l’introduzione dei soliti bonus. Una politica già inaugurata dall’ex premier Matteo Renzi, in occasione delle elezioni europee del 2014, e portata avanti in coincidenza con tutti gli appuntamenti elettorali. Ma con scarsi risultati, visto che i cittadini hanno dimostrato di aver capito il giochetto renziano, bocciandolo sonoramente in più occasioni: prima al referendum sulla riforma costituzionale dello scorso anno, e poi alle elezioni amministrative dell’anno che volge al termine. La logica e la coerenza avrebbero, quindi, dovuto suggerire al segretario del Pd di farsi da parte, e invece ha solo ceduto temporaneamente la poltrona a Paolo Gentiloni. Il quale, però, non si è limitato a tenergliela in caldo ma ha preso gusto ad occuparla. E’ tutta qui, in sintesi, la storia della legislatura che sta per concludersi, allo stesso modo di come era iniziata: nel segno, cioè, dell’inconcludenza del Pd e della sua classe dirigente, troppo impegnata a guardarsi l’ombelico per pensare davvero a risolvere i problemi del Paese. Che rimangono tutti sul tappeto: dalle crescita debole, tra le ultime delle economie europee, alla disoccupazione (che rimane drammatica se si guarda ai giovani e alle donne), dalla pressione fiscale insopportabile alla fallimentare gestione dell’immigrazione, dalle pensioni che vengono sempre più allontanate nel tempo alla riforma della scuola (che è costata miliardi di euro ma ha lasciato scontenti tutti, dagli insegnati agli studenti). La vera sostanza di questa politica fallimentare è, però, quella di aver sprecato tempo e risorse pubbliche preziose, nonché una congiuntura favorevole. Con questa eredità politica lasciata dal Pd non possono esserci dubbi sulla scelta che i cittadini dovranno fare quando saranno chiamati alle urne. A tal proposito, condividiamo le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella quando esorta a non esacerbare gli animi in campagna elettorale e invita a parlare di cose concrete; ma, aggiungiamo noi, questo buon senso non può tradursi in una fuga del Pd dalle proprie responsabilità o nel fare tabula rasa di quanto fatto dai governi dem in questi anni. Durante i quali le lacune sono state evidenti e su più fronti. Basti pensare alle riforme, tutte più o meno prive di effetti davvero risolutivi, ma anche alla gestione delle emergenze. Mi riferisco, in primis, alla ricostruzione nei territori colpiti dagli eventi sismici. Ancora oggi, purtroppo, raccogliamo testimonianze di sfollati che raccontano i loro indicibili disagi per essere stati messi tardi e male nelle condizioni di andare avanti. Soprattutto a causa di inspiegabili ritardi nella macchina della ricostruzione o dell’indifferenza di chi non ha provveduto a snellire le procedure burocratiche. Consapevoli di tutto questo, con la fine dell’anno e della legislatura occorre tuttavia volgere lo sguardo al futuro con la consapevolezza che il caos, la confusione e l’inefficienza dello Stato, non sono condizioni ineluttabili per il nostro Paese ma solo la conseguenza dell’azione di governi incapaci; è che, soprattutto, non sarà sempre così perché un’alternativa esiste ed è quella alla quale la Lega e il centrodestra stanno lavorando, per metterla a disposizione dei cittadini e con loro raggiungere nuovi e migliori traguardi.