Giacomo Stucchi - Senatore Lega Nord Padania -

PENSIERI E IMMAGINI: vi presento il mio blog. Un modo per tenermi in contatto con gli elettori, con gli amici e con tutti coloro che, anche con opinioni diverse dalle mie, desiderano lasciare un loro commento. Grazie.

giovedì, agosto 03, 2017

SUL CONTRASTO AGLI SBARCHI ANCORA TANTA APPROSSIMAZIONE DA PARTE DEL GOVERNO


di Giacomo Stucchi

I provvedimenti adottati per contrastare gli sbarchi degli immigrati clandestini, dal codice di comportamento delle Ong che soccorrono persone in mare, all'approvazione da parte del Parlamento della missione navale di supporto a sostegno della Guardia costiera libica, non brillano né per chiarezza né per efficacia. Cosa accadrà, per esempio, alle navi di quelle ONG che si sono rifiutate di firmare il codice di condotta? Al momento nessuno nel Governo ha spiegato quali potrebbero essere le conseguenze per le navi di queste ONG, ma prima o poi bisognerà chiarirlo. Così come bisognerà fare chiarezza anche sulla missione italiana in Libia, che va bene come primo passo ma avrebbe di certo più efficacia se servisse a fare (finalmente!) i respingimenti sulle coste libiche. Ma al momento non è così, e allora cosa andiamo a fare esattamente? Vabbè che siamo agli inizi di agosto, quando chi può si prepara a passare qualche giorno di meritato riposo e non ha certo al centro dei sui pensieri i tanti problemi del Paese, ma far passare i suddetti provvedimenti per soluzioni definitive al fenomeno dei flussi migratori e degli sbarchi è davvero troppo e sa tanto di presa in giro. Com’è noto la Lega Nord è stata la prima forza politica a chiedere, ormai da un bel po’, un intervento in mare per fermare l'arrivo in massa dei clandestini. Per questo siamo stati contrastati e criticati, definiti razzisti e xenofobi, da un sinistra con la puzza sotto il naso e da perbenisti di maniera, ma alla fine i fatti ci hanno dato ragione.

Appare oggi del tutto evidente ciò che a noi è sempre stato chiaro: le nostre città, le nostre comunità, non sono più nelle condizioni di accogliere nessuno. Abbiamo sempre detto che il nostro non era e non è un approccio ideologico al problema dei flussi migratori, ma solo di buon senso. Lo stesso buon senso che avrebbe dovuto suggerire alla sinistra al governo che non era possibile consentire lo sbarco, e la permanenza sul nostro territorio, a decine di migliaia di immigrati clandestini. Che nella maggior parte dei casi non sono profughi, non scappano da una guerra e non sono nemmeno interessati all’integrazione nel nostro Paese. Vogliono solo bivaccare nelle nostre città vivendo al di fuori della nostre leggi e delle nostre consuetudini; e i governi Letta-Renzi-Gentiloni glielo hanno consentito. Tutto questo non ha nulla a che fare né con la politica dell’accoglienza né con la carità cristiana. Solo oggi (dopo quattro anni e mezzo e le batoste elettorali) la sinistra si è resa conto che la situazione sta sfuggendo di mano sotto diversi punti di vista, da quello della sicurezza all’aspetto economico e politico, e allora cerca di porvi rimedio. Ma l’approssimazione e la confusione che caratterizza la sua azione di governo non è di buon auspicio.

03/08/17 - PONTIDA - FESTA LEGA NORD




mercoledì, agosto 02, 2017

I MILIARDI DI SOLDI PUBBLICI MESSI SUL PIATTO DA RENZI HANNO PRODOTTO SOLO OCCUPAZIONE A TERMINE


di Giacomo Stucchi

Il governo si aggrappa ai dati comunicati dall’Istat per dimostrare che l’occupazione è in ripresa, così come la crescita. Ma il dato statistico, che come tale deve essere considerato, in alcun modo può essere interpretato come sintomo di un’economia che riparte davvero. Il tasso di disoccupazione dell’11,1% registrato dall’Istat a giugno, infatti, indica un aumento soprattutto dei lavori a termine mentre risultano stabili i dipendenti a tempo indeterminato e calano ancora gli autonomi. Sale inoltre la stima degli inattivi che, sempre a giugno, vedono le loro fila ampliarsi di 12mila persone. Ma c’è dell’altro, che dimostra come l'Italia sia sempre molto indietro rispetto all'Ue. Secondo Eurostat, infatti, che ha diffuso la stima definitiva sulla disoccupazione per il mese di giugno, il dato è pari al 9,1% nell'Eurozona, ovvero il più basso dal febbraio 2009, e al 7,7% in Ue a 28 paesi, il minimo dal dicembre 2008. Secondo l'istituto di statistica europea, i paesi con i tassi più bassi sono la Repubblica ceca (2,9%), la Germania (3,8%), ma anche il Regno Unito (4,4%). Insomma, c’è davvero poco di che compiacersi per i dati Istat perché, cifre alla mano, appare evidente come i governi Letta-Renzi-Gentiloni non hanno saputo cogliere le opportunità di crescita e di sviluppo che invece altri Paesi, ma direi soprattutto altri governi, hanno saputo sfruttare. E’ evidente che di tutti questi aspetti non vi sia traccia nello storytelling renziano. Ma è un dato di fatto che la politica economica del governo Renzi (quella del suo successore non si può neppure commentare perché inesistente) non solo ha fallito, non raggiungendo alcun risultato degno di nota, se non quello – negativo – di aver aumentato il debito pubblico coi molti miliardi di euro investiti in bonus e quant’altro, ma ha impedito di impiegare risorse su altri fronti come, per esempio, quello della riduzione delle tasse. Altro tasto dolente dei governi di questa legislatura, che hanno sempre promesso un intervento in tal senso ma non lo hanno mai fatto davvero.

venerdì, luglio 28, 2017

28/07/17 - CARAVAGGIO - FESTA LEGA NORD




giovedì, luglio 27, 2017

LE INDECISIONI DEL GOVERNO SULLA LIBIA POTREBBERO COSTARCI CARE




di Giacomo Stucchi

L’inerzia di Palazzo Chigi nel fronteggiare con efficacia i flussi migratori dalla Libia hanno fatto assumere a questo problema i connotati di un fenomeno del tutto fuori controllo. A fronte di una situazione che richiederebbe la massima attenzione da parte dell’esecutivo la sinistra al governo continua invece a tergiversare. A chi osservi questo scenario dall’esterno tutto deve sembrare surreale. Mentre il presidente francese Emmanuel Macron ci ha scavalcato sul piano dell’iniziativa diplomatica, organizzando a Parigi un incontro con il presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez al-Sarraj e il comandante dell'esercito nazionale libico, il generale Khalifa Haftar, e ha anche annunciato che realizzerà in Libia degli 'hot spot', dei centri di accoglienza per identificare gli immigrati e valutare chi ha i requisiti per essere considerato rifugiato e per partire e chi invece e' irregolare e non puo' venire in Europa, ovvero ciò che la Lega chiede invano da molto tempo, il governo Gentiloni, così come quelli Letta e Renzi che lo hanno preceduto, continuano a menar il can per l’aia.

Come se non bastasse, mentre la Corte di Giustizia dell’Ue ha “blindato” il principio che sta alla base del regolamento di Dublino sull’asilo, chiudendo di fatto gli spiragli che potrebbero aiutare l’Italia nella gestione della crisi migratoria, il nostro governo rimane a guardare; e anzi ringrazia l’Ue per aver annunciato “un canale di comunicazione costante tra Italia e la Commissione durante l'estate, tramite un team di contatto permanente nella Commissione Ue" che assicurerà un "flusso permanente di informazioni con le autorità italiane e una rapida risposta operativa". Insomma, le solite parole da parte dell'Ue che non risolvono un bel nulla. Intanto a pagare per l’accoglienza sono sempre le regioni e i comuni, costretti dal governo ad occuparsi degli immigrati clandestini anziché dei loro cittadini. Dinanzi a tutto questo, lascia basiti l’eccesso di prudenza del premier Gentiloni alla richiesta fatta all’Italia, dal presidente al-Sarraj, di un intervento navale sulle coste libiche per fermare gli scafisti. Si tratta di un indecisione che potrebbe costarci molto cara.

27/07/17 - CALCINATE - FESTA LEGA NORD



martedì, luglio 25, 2017

IL GOVERNO GENTILONI TRA CONTRADDIZIONI E VOLTAGABBANA



di Giacomo Stucchi

Dopo i dati forniti dal Fondo monetario internazionale sulla nostra economia  il presidente del Consiglio ha detto che  “un Paese  che cresce di più delle previsioni è  un Paese che può  avere una legge di bilancio e un abbassamento del debito più significativo e importante". Parole impegnative  che Gentiloni, per essere credibile, dovrà però tradurre in fatti concreti. Per farlo il premier dovrà prima  trovare una maggioranza in Parlamento disposta a supportarlo, non solo per tenere il più a lungo possibile la poltrona ma anche per fare delle scelte e assumere delle decisioni. Un compito non facile considerando che  presa di distanza e defezioni dal governo sono già iniziate. E' probabile che la sospensione dei lavori parlamentari per la pausa estiva metta al riparo l’esecutivo da immediati scossoni, ma è alla ripresa di settembre che dalle parti di Palazzo Chigi guardano con non poca apprensione. Le scadenze che da quella data in poi impegneranno il governo Gentiloni, dalla Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, alla legge di bilancio che deve essere varata dal Consiglio dei ministri  entro il 20 ottobre, con  le misure necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici individuati, e le previsioni di entrata e di spesa del bilancio dello Stato, sono  tutti passaggi che richiedono una maggioranza compatta che guardi a un comune obiettivo e che  si ponga dei risultati da raggiungere. Una condizione, questa, che non esiste allo stato attuale delle cose e che vede invece le forze politiche di maggioranza ricompattarsi o sfaldarsi  a seconda delle proprie convenienze. Insomma, chi ha voluto che questa legislatura andasse avanti dovrà ben presto fare i conti con le contraddizioni evidenti della maggioranza che tiene in vita il governo in carica, a cominciare da quelle di molti parlamentari centristi che da un lato dichiarano  la loro solidarietà al premier e dall’altro sono alla ricerca di una ricandidatura nello schieramento opposto. 

giovedì, luglio 20, 2017

NELLA MAGGIORANZA GIA' PRONTI ALL'ASSALTO DELLA DILIGENZA IN VISTA DELLA LEGGE DI STABILITA'

di Giacomo Stucchi

A dispetto delle belle parole del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, per il quale "abbiamo davanti un passaggio cruciale per cogliere delle opportunità che ha bisogno della stabilità del quadro istituzionale ed economico", la sensazione è che la “stabilità” del governo Gentiloni serva più alla maggioranza che tiene in vita l’esecutivo che non al Paese. A fronte di una situazione difficile per la gran parte dei cittadini (con i giovani che vanno via in cerca di occasioni di lavoro e un numero in crescita dei pensionati che si trasferiscono all’estero per avere una vita più dignitosa), il governo continua a non fare nulla per invertire queste tendenze sociali. Palazzo Chigi promette miglioramenti nella “vita reale” delle persone, ma si tratta solo di parole al vento che mirano al mantenimento dello status quo per il governo. Scongiurate, almeno per ora, le Forche Caudine di un pericoloso voto di fiducia al Senato sullo ius soli, e metabolizzate in tutta fretta le dimissioni del ministro per gli Affari regionali Enrico Costa, che forse in altri tempi avrebbero avuto ben altre conseguenze politiche, potrebbe essere il generale agosto a dare una tregua al governo in vista del varo della legge di Stabilità nel prossimo mese di settembre. In tal senso le grandi manovre per l’assalto alla diligenza sono già cominciate e fanno immaginare una grande fibrillazione tra le forze politiche che appoggiano il governo. Purtroppo però, nella maggioranza, anziché varare una legge di Stabilità che ponga le basi per una ripartenza vera dell’economia (in primis abbassando le tasse e poi eliminando davvero gli sprechi), si cercherà di mettere in conto risorse a favore di questa o quell’altra categoria sociale al solo scopo di intercettare voti. Una politica che di certo non ha nulla a che vedere né con il rilancio dell’economia né con lo sviluppo, e ancora meno con una seria gestione dei conti pubblici, ma che costituisce l’ultima spiaggia per una sinistra di governo alla disperata ricerca di consensi per i prossimi appuntamenti elettorali.

martedì, luglio 18, 2017

AMMAINATA LA BANDIERA DELLO IUS SOLI PUR DI RESTARE INCOLLATI ALLA POLTRONA



di Giacomo Stucchi

Vorrebbero farci credere che il Pd vuole lo ius soli come "atto di civiltà" ma la verità è che hanno provato a portare a casa un provvedimento che lisciasse il pelo all’elettorato di sinistra e progressista, per far risalire la china a un partito che tutti i sondaggi danno in caduta libera, ma non ci sono riusciti. In primis perché hanno trovato, dentro e fuori il Parlamento, il baluardo della Lega Nord ad opporsi e poi perché ci mancava poco che i cittadini scendessero per le strade per manifestare tutto il loro dissenso. La pressione esercitata in questi giorni di luglio dai massicci sbarchi di immigrati clandestini, che mettono a dura prova la capacità di accoglienza delle nostre comunità, è fortissima. Da Civitavecchia alla Sicilia, si susseguono le proteste di amministratori e cittadini, giustamente stanchi di dover subire le conseguenze di questa vera e propria invasione. In questo clima gli stessi parlamentari di maggioranza sono giunti alla conclusione che forzare su un tema così dirimente non era proprio il caso. Il premier Paolo Gentiloni ha preso atto di tutto questo e ha fatto marcia indietro, consapevole che al Senato rischiava di andare sotto con la conseguenza di dover rimettere il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica. Un gesto che, sicuramente, gli farebbe onore anche in nome di una coerenza politica che, evidentemente, in questa legislatura non è di casa a Palazzo Chigi, ma la scelta è stata diversa. Il premier, infatti, ha preferito ammainare la bandiera di uno dei capisaldi della sinistra, pur di rimanere incollato alla poltrona il più a lungo possibile, ma ha anche promesso di riprendere il discorso in autunno. Un impegno che però sarà molto difficile mantenere quando, in quel periodo, verosimilmente molti altri nodi verranno al pettine (a cominciare dai provvedimenti economici). Quindi farebbe meglio il governo a ritirare definitivamente il provvedimento sullo ius soli. Ma il vero protagonista di questa sconfitta (direi l’ennesima!) è certamente Matteo Renzi, che ormai non ne azzecca una. L’ex premier, dopo i fallimenti su referendum costituzionale e riforma delle legge elettorale, ha cercato di forzare sulla cittadinanza agli stranieri ma ha scelto il momento, storico e politico, più sbagliato; dando prova di non avere il polso né del Paese né della maggioranza parlamentare che il Pd dovrebbe guidare.